Non solo freelance
Quando si parla di coworking, molti pensano ancora a freelance con laptop e cuffie. È un’immagine comprensibile: il coworking nasce nel 2005 a San Francisco dall’intuizione di Brad Neuberg, che voleva unire autonomia e vita d’ufficio. L’idea iniziale era “lavorare insieme”, favorendo contaminazioni tra professionisti diversi.
Col tempo, però, il mercato è cambiato. Il lavoro ibrido ha ampliato bisogni e casi d’uso, mentre gli spazi si sono evoluti molto più velocemente della percezione comune.
Sfatiamo il mito
I dati raccontano una storia diversa dal mito: circa il 40% degli utenti dei coworking proviene da aziende strutturate, non da liberi professionisti.
Tra loro ci sono:
● smart worker remoti
● team di startup già consolidate
● aziende medio-grandi che utilizzano sedi satellite
Uffici privati all’interno di coworking, sale riunioni attrezzate, accessi 24/7 e servizi enterprise rendono questi spazi adatti a esigenze aziendali precise.
Chiedere alla tua azienda di usare i coworking: ecco come e perché
Per i dipendenti, il coworking migliora produttività e benessere. Ambienti ergonomici, aree relax e una separazione netta tra casa e lavoro riducono stress e burnout rispetto all’home office.
Il networking quotidiano con professionisti diversi stimola nuove idee, rafforza la percezione di professionalità e aumenta sicurezza personale.
Per l’azienda, i benefici sono condivisi: maggiore engagement, flessibilità operativa e un’immagine più attuale verso clienti e talenti. Il coworking valorizza il lavoro remoto senza creare dipendenti “di serie B” rispetto a chi lavora in sede.
Portare il coworking richiede di partire da una proposta:
● evidenziare benefici sulla produttività e sul benessere
● collegare l’utilizzo degli spazi a un ritorno organizzativo
● proporre un periodo di prova, ad esempio un mese in uno spazio vicino alla sede o alle persone, con un report sui risultati.