Power Working

Ven 24 Apr 2026

Il giorno che abbiamo capito che il lavoro ibrido va ripensato

Il 15 aprile, al Randstad Box di Milano, abbiamo dovuto ammettere che il lavoro ibrido non funziona. Non pensavamo di arrivare a questo, ma preferiamo essere sinceri.

Durante la giornata, tra colazione e aperitivo, abbiamo ascoltato aziende, HR e professionisti che vivono questo modello ogni giorno. E il punto è emerso subito, senza troppi giri: qualcosa non torna.

Perché il lavoro ibrido non sta funzionando?

Negli ultimi anni abbiamo dato un nome a qualcosa che in realtà non ha ancora una forma precisa: cos'è il lavoro ibrido? Ogni organizzazione sta costruendo il proprio equilibrio: c’è chi definisce un numero minimo di giornate in presenza, chi lavora interamente per obiettivi, chi lascia totale libertà e chi, invece, sta tornando indietro verso modelli più rigidi.

Nessuno di questi modelli è davvero consolidato. Nelle grandi aziende italiane si lavora da remoto in media tra 6 e 9 giorni al mese, con policy che cambiano nel tempo e si adattano ai team. Allo stesso tempo, oltre il 70% delle persone considera questa flessibilità una condizione acquisita, non più negoziabile.

- Dunque, da una parte, le aziende cercano di riportare le persone in ufficio, introducendo regole, incentivi o programmi per aumentare la presenza. Dall’altra, le persone chiedono autonomia, flessibilità e libertà di scelta.
Molti ambienti aziendali oggi risultano sottoutilizzati o addirittura vuoti.
- Secondo i dati, circa il 55% degli spazi è poco utilizzato.
Raramente si interviene sulla radice del problema: il design stesso del lavoro.
- In molti contesti, le persone continuano a frequentare l’ufficio, ma non sempre per reale necessità operativa. Piuttosto, per visibilità, per evitare penalizzazioni implicite, o per aderire a una cultura non ancora evoluta.
- Se c’è un punto su cui si registra una convergenza forte – sia nei dati che tra i partecipanti – è il bisogno di autonomia. Circa il 70% delle nuove generazioni preferisce avere autonomia nella scelta dello spazio di lavoro.

Il grande paradosso dello smart working

Circa il 43% degli smart worker lavora da casa senza una postazione adeguata, con impatti su concentrazione, postura e qualità delle interazioni. Manca un’infrastruttura intermedia tra casa e ufficio, capace di garantire qualità, flessibilità e prossimità.

Ma attenzione. Quello che emerge, sia dai dati che dal confronto diretto con chi ogni giorno vive queste dinamiche, è che non siamo di fronte a un fallimento, ma a una fase di transizione. Oggi molte organizzazioni stanno:

- testando modelli diversi
- adattando policy nel breve periodo
- reagendo più che progettando.

Ma ciò che manca davvero è una visione strutturata di lungo periodo.
Il punto non è scegliere tra ufficio e remoto.
Il punto è costruire un sistema che tenga insieme: flessibilità, spazi, autonomia e cultura.

Ed è proprio dal confronto tra esperienze reali, come quelle emerse durante l’evento, che diventa evidente che finché questi elementi resteranno scollegati, il lavoro ibrido continuerà a sembrare un problema.

Il nostro ruolo in questo scenario

Come NOTONLYDESK, lavoriamo ogni giorno proprio per supportare aziende e professionisti nel costruire modalità di lavoro più flessibili, accessibili e sostenibili.

Il confronto con le aziende ci permette di portare sul campo idee, modelli e soluzioni che rispondono a esigenze reali. Se anche nella tua azienda stai affrontando questi temi, questo è il momento giusto per iniziare a ripensarli in modo strutturato.

Parliamone insieme

Se desideri capire come evolvere modelli di lavoro, spazi e organizzazione in modo più efficace, il confronto con chi sta già lavorando su questi temi può fare la differenza.

👉 Scrivici per confrontarci su esigenze e soluzioni per il tuo team.